Diverso da chi

Le casette di legno vuote a 20 km dai terremotati

7 novembre, 2016

Sono 700 in tutta l’Umbria, un numero imprecisato anche nelle Marche, alcune vicine a Norcia, Camerino e alle altre zone colpite, quasi tutte vuote. E allora perché attendere l’estate per la costruzione di nuove casette di legno? perché non utilizzare quelle che già ci sono? Se fossero tutte in condizioni accettabili (molte lo sono di certo) significherebbe sistemare dai 2 ai 3 mila sfollati, in tempi brevi o medi.

La risposta ufficiale della Regione Umbria è che “Non sono rimuovibili”. Una affermazione che avrebbe lasciato basiti a cavallo del ‘900, quando l’ingegneria edile scoprì di poter superare limiti estremi, e si lanciò nella costruzione di opere ritenute impossibili, dalla Tour Eiffel all’Empire State Building. Oggi tale affermazione oltrepassa la soglia del ridicolo.

Ma forse non stiamo comprendendo bene cosa si intende con quel “Non sono rimuovibili”, cioè che il problema non è tecnico, ma di altra natura.

Il sospetto è che sia squisitamente localistico: quelle casette “appartengono” ormai ai comuni nel cui territorio sono state installate, e tali comuni non se ne vogliono privare. Né la Regione ha voglia di avviare procedure politiche e burocratiche difficoltose visto che tanto dal governo centrale, prima o poi, arriveranno quelle nuove. Poco importa se tali casette erano proprio messe lì per fronteggiare situazioni come queste e ora sono a dir poco sottoutilizzate. A volte vengono affittate d’estate ai turisti, oppure assegnate alle associazioni, e anche se sono completamente vuote e inutilizzate esse costituiscono per i comuni un prezioso patrimonio immobiliare, disponibile in caso di emergenza. I comuni in questione – Foligno e Nocera Umbra in testa – sanno che se quelle case dovessero volare via, ebbene non ne arriverebbero altre in sostituzione. Se anche non dovessero essere rimosse, ma comunque ospitare sfollati, significherebbe non averle nella disponibilità per molti anni.

Volendo essere maliziosi fino in fondo possiamo aggiungere all’interesse localistico anche quello del rapporto Privato/Stato: cioè il ricco appalto vinto dal Consorzio Nazionale Servizi di Bologna per la costruzione di 850 casette, su cui la Corte dei Conti certo non potrebbe mettere il naso solo perché ci sono nel territorio umbro e marchigiano casette di 17 anni fa.

Se questa ipotesi è quella giusta ci troviamo di fronte a uno scenario meschino, tipicamente irrispettoso del valore della cosa pubblica, e, aggravante di questo caso, superficialmente indifferente ai disagi enormi dei terremotati e ai tempi del loro ritorno alla normalità.

Se invece non è giusta allora dobbiamo arrenderci all’evidenza che lo Stato italiano e le Regioni Marche e Umbria non hanno la capacità tecnica di spostare casette prefabbricate fatte di legno senza distruggerle o senza spendere l’equivalente della loro costruzione. Quanto?  Ognuna 60 mila euro. Anche di più. L’appalto vinto dal CNS di Bologna è infatti per euro 1.075 iva esclusa al metro quadro.

Non saprei dire quale delle due è la prospettiva peggiore.

Catiuscia Marini, Presidente Regione Umbria.

Smettiamo di maliziare e prendiamo le dichiarazioni ufficiali: in risposta al servizio delle Iene andato in onda il 6 novembre 2016 sul tema delle casette di legno vuote, un servizio dove si riportano le contraddizioni sin qui descritte, Catiuscia Marini, Presidente della Regione Umbria, ha definito la polemica sterile, e ha testualmente chiarito “queste strutture, collocate in prevalenza nei territori di Foligno e Nocera Umbra, sono infisse al suolo e non smontabili, a differenza dei nuovi prototipi di moduli provvisori che saranno montati nelle zone della Valnerina. Quand’anche si volesse procedere ad un loro smontaggio e rimontaggio, i costi sarebbero addirittura superiori a quelli per l’acquisto di nuovi moduli e sarebbe inoltre alquanto complessa la procedura per certificarne l’abitabilità”.

Dunque la prospettiva, se rimaniamo alle dichiarazioni ufficiali, è definitivamente la seconda: non sono in grado di smontare e rimontare casette di legno senza spendere almeno 60 mila euro a struttura.

Ma c’è di più: la procedura per certificare l’abitabilità non è semplice, non è affrontabile, secondo la Marini, nonostante abbia a disposizione l’apparato amministrativo e tecnico più grande e articolato dell’Umbria, quello appunto della Regione.

Se questo è il grado operativo delle nostre istituzioni non dobbiamo lamentarci quando all’estero continuano a rimasticare i più triti luoghi comuni sul Bel Paese, quelli racchiusi nella locuzione “terremoto all’italiana”.

 

 

 

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Paolo Nanni

comunicatore sociale, culturale e sanitario, ma anche autore, regista, scrittore, millantatore.

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